Da, in, a en sauce rapide

Pendant le dernier cours, nous avons joué et étudié avec les verbes irreguliers de la prima coniugazione.

Tra tutti, c’è anche il famigerato ANDARE. Grazie a questo verbo possiamo spostarci da un posto all’altro, ma bisogna saperlo usare perché sia davvero efficace.

La volta scorsa ci siamo esercitati con il gioco dell’oca per poterne memorizzare la coniugazione, questa settimana ci concentriamo invece sulle preposizioni che lo accompagnano.

Ci basiamo sul testo Le preposizioni italiane dell’Alma, per fare una piccola attività dopo aver visto la teoria.

É un gioco a squadre, dove, ogni squadra, a turno, deve cercare di indovinare dove sono stati i membri della squadra avversaria durante l’ultima settimana. Se la risposta è esatta e anche la preposizione usata è corretta, si guadagnano due punti; se la preposizione è sbagliata si guadagna un solo punto.

Vado irregolarmente al Campidoglio

Après avoir vu, dans les cours précédentes, les conjugaisons des verbes italiens aujourd’hui nous nous « amusons » avec les verbi irregolari della prima coniugazione! Surtout, andare, stare, fare e dare.

Pour cela, on utilise des fiches pédagogiques trouvables ici.

Ensuite, on joue à « Il gioco dell’oca », dans une variante proposé par « Come Italiani« . En réalité, il tabellone dont on se sert, vous pouvez le trouver ici.

Le oche hanno un ruolo importante nella storia di Roma. Sapete perché?

Il faut donc lancer le dado et conjuguer correctement le verbe, selon la personne correspondante au chiffre sur le dé,  pour pouvoir avancer de deux cases.

Pour savoir le verbe à conjuguer, j’ai decoupé des petites tessere avec des dessins. Vous les trouvez ici:http://www.toolsforeducators.com/bingo/verbs4x4.php

Si la forme n’est pas vraiment correcte, on avance juste d’une case. Si elle est totalement incorrecte, on recule d’une case. En cas de litige, on ne bouge pas. Attention aux cases « magiques »: vous risquez de reculer ou avancer même avec des formes correctes!!

Articoli a cena

En français, pour indiquer les objets qui nous entourent c’est plutôt simple. Les articles sont trois et suffisent à tous les mots.  Le chat, la voiture et les chats et les voitures.

Tabellina riassuntiva presa da http://dante-learning.com/eng/2013/05/italian-articles/
E come diciamo uno al plurale??

Mais tous cela c’est bien trop facile pour l’italien! Pour se compliquer la vie, en italien, on trouve beaucoup d’articles, qui positionnés juste avant d’un mot, servent à le préciser. Ces tout petits mots s’appellent « articoli determinativi« /articoli indeterminativi et peuvent prendre des formes différentes selon le mot qui suit.

Pour les explications vous pouvez télécharger la fiche didactique, avec laquelle on trouve un exercice à images simple et efficace.

En classe, après avoir vu les regles d’utilisation des articoli, on est passé à une activité plutôt ludique inspiré par celle proposée par hadohe sur le site « Stranità ». Au centre des tables (dans les classes les tables sont à « ferro di cavallo » pour permettre à tout le monde de parteciper), j’ai mis les articles italiens imprimés en grand (le lien precedent vous permet de télécharger une copie des article en format maxi).

Comme à la télé, lors des quiz a premi, il faut être très rapides pour pouvoir gagner. J’ai lu à haute voix, un à la fois, des mots tirés de la liste des paroles les plus utilisées dans la conversation en italien mise à disposition par Matdid.

Les étudiants devaient trouver le bon article et le « cliquer » virtuellement comme un bouton dans une émission télévisée. Le plus rapide avait droit à composer une phrase (avec un verbe, pour utiliser un peu les conjugaisons). Si la phrase était correcte, il/elle gagnait un point.

La competition à été très dure et le gagnant a réussi à quelque point d’écart!

Une fois terminée, on a continué en suivant les conseils de Moryama et en utilisant l’activité didactique qu’elle propose pour employer les articles.

Cosa significa « spuntino »? E quale articolo ci mettiamo davanti?

Naturellement, ça nous a permis de parler des repas en Italie, d’analyser la structure des repas et de voir les différences avec la France et le Brezil (une étudiant est d’origine bresilienne). On a vu qu’est ce que colazione, pranzo merenda, spuntino e cena et les plats qu’on mange habituellement dans ces occasions.

Se il gatto non c’è, i topi ballano

Parafrasando un noto proverbio italiano (e anche francese: le chat parti, les souris dancent), possiamo introdurre la struttura grammaticale che permette di esprimere delle ipotesi e delle condizioni.

Stiamo parlando del famigerato « periodo ipotetico », che ci serve ogni qual volta cominciamo una frase con SE.

Prima di iniziare, una piccola precisazione. Spesso tra il francese e l’italiano si fa un po’ di confusione fra la particella SE e il pronome SI (in francese, infatti, « se » si traduce con « si »). Ricordiamo dunque che SI esiste in italiano ma per indicare:

  • la forma impersonale « non si parla con la bocca piena!« , « il venerdì si mangia tradizionalmente il pesce » ;
  • il pronome di terza persona singolare con i verbi riflessivi « Leonardo si diverte molto inventando marchingegni« .

Se accentato, poi, diventa «  » ed è tutta un’altra storia!

Non è solo il periodo ipotetico che impedisce la comunicazione…cosa vorrà mai dire il ragazzino viziato?

Ritornando al SE, abbiamo visto brevemente come costruire delle frasi che esprimono delle ipotesi reali, aiutandoci con gli ottimi schemi messi a disposizione dall’Accademia del Giglio di Firenze qui:  http://www.adgblog.it/2010/06/20/il-periodo-ipotetico-nella-lingua-italiana/  (solo per quanto riguarda il periodo ipotetico di primo tipo).

 

Esprimiamo dunque un’ipotesi, da cui dipende una condizione.  « Se il gatto non c’è » è la condizione che permette ai gatti di ballare tranquilli.

Ciò che sembra più sorprendente ai parlanti francesi è il fatto di poter esprimere un’ipotesi reale con il futuro, mentre abbiamo visto che il futuro porta spesso con se’ un alone di incertezza (come ci fa notare accuratamente Roberto Tartaglione in un’ottima precisazione grammatico-culturale).

« Se domani pioverà, prenderò un ombrello » ha lo stesso grado di probabilità di « se oggi fa bello, vado a fare una passeggiata », salvo che, visto che si riferisce a qualcosa che accadrà in un tempo posteriore, si usa il futuro.

Finite le spiegazioni più strettamente grammaticali e fatto un piccolissimo esercizietto , abbiamo provato subito ad applicare la costruzione del periodo ipotetico della realtà alla comunicazione.

Ci siamo serviti di una brillante idea proposta sul sito Stranità, una piattaforma ricchissima di consigli preziosi per rendere l’insegnamento dell’italiano interessante, modificandola leggermente. L’originale lo si può trovare qui.

Ogni persona del gruppo ha scritto una lista di dieci frasi che iniziano con SE (ovvero espresso delle ipotesi).

Per esempio, i nostri corsisti hanno scritto: « Se non lavoro il primo di gennaio… », « Se sono malato/a… », « Se ho fame… », « Ti darò un bacio se… », « Se il sole brilla » e via di seguito.

Si sono poi divisi in coppie e  ogni coppia ha scelto il nome per la propria squadra (tra l’altro, avevamo « The tigers » -bell’esempio dell’anglofilia italiana 😉 e « Catlu » dalle iniziali delle componenti).

Dopo la spiegazione dell’attività e il chiarimento dei dubbi, ci siamo lanciati. A turno, ognuno doveva pescare una frase scritta in precedenza (i fogli su cui si sono scritte le frasi sono stati ritagliati in bigliettini) e leggerla ad alta voce (eventualmente, se c’erano errori o non era chiara, la si è ritrascritta sulla lavagna). Poi, dopo aver indicato se la continuazione della frase avrebbe preso una piega positiva o negativa, ognuno doveva scrivere la conseguenza dell’ipotesi.

Se la telepatia funziona, si vincono punti!!

Dopo aver scritto dieci frasi ci siamo fermati a leggerle. Naturalmente, si vincevano dei punti se si scriveva una frase molto simile all’altro componente della squadra. Se la telepatia era inter-squadra, ogni squadra si aggiudicava mezzo punto. Quando non c’era l’accordo sull’attribuzione dei punti, ci sono state delle vivaci discussioni…!

In ogni caso, viste le risate, penso che sia stata un’attività più che azzeccata per non farsi traumatizzare dal periodo ipotetico!

Chissà se resterà facile anche quando ci si complicherà la vita con la possibilità e l’irrealtà??

Forma di cortesia: « Lei »

Per parlare a un amico o a un membro della nostra famiglia non usiamo le stesse parole e le stesse formule che utilizzaremmo parlando a qualcuno che non conosciamo.

Detto così sembra piuttosto facile ed evidente, ma nella pratica può rivelarsi difficile da gestire!

Già nel passato abbiamo visto che la forma di cortesia (forme de politesse) italiana è data dall’uso dell’allocutivo « LEI ».

E non è per niente facile immaginare di parlare a qualcuno, ancor più se si tratta di un uomo, chiamandolo con il pronome personale femminile alla terza persona….

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/3/33/Benvenuti_al_Sud.png

La scena del film: la mamma non capisce quando Bisio, che interpreta il direttore delle Poste, le chiede: « Come sta? » « Lei, come si sente? ».
« Lei, ma lei chi? Ma a chi parla? » infatti risponde…

Anche in Italia, del resto, per diverse ragioni storiche, l’uso del « Lei » non è così diffuso e uniforme. Un brevissimo estratto del film « Benvenuti al Sud » può fornirci un buon esempio (al di là degli stereotipi un po’ troppo caricaturali di cui si serve per far ridere!).

In classe, dunque, abbiamo iniziato vedendo una scena tratta dal remake italiano di « Bienvenue chez les chtis » in cui il neo direttore delle poste che viene dal Nord Italia saluta la sua nuova famiglia ospitante usando la forma di cortesia. Si rivolge quindi alla madre della famiglia chiedendole « Come sta? ». La domanda è però fonte di incomprensione, dal momento che la mamma è abituata al « Voi« , forma di cortesia e rispetto diffusa nel Sud Italia. In realtà recenti studi etnolinguistici, dimostrano come l’allocutivo lei stia prendendo piede tra i giovani anche nel Sud, vista la frequenza dei contatti con università o mondo lavorativo del Settentrione. Brevissimo accenno alla storia dell’unità d’Italia e la cosiddetta « questione meridionale », l’emigrazione interna degli anni ’60 (verso il triangolo industriale -Torino, Milano, Genova) e il relativo razzismo, una breve riflessione sugli stereotipi e sulle caricature.

La scena vista va dal minuto 28.35 al 30.15 (come detto, un brevissimo estratto!)…chi sa dire cosa prepara la mamma con il grembiule sporco di sangue?

Quindi, dopo esserci un po’ rassicurati sul fatto che il Lei è un po’ difficile da usare anche per gli stessi italiani (ma, proprio per questo è anche un discriminante di prestigio sociale!), abbiamo visto come realizzare, in pratica, la forma con il lei.

Ci siamo serviti di un’ottima scheda riassuntiva, scaricabile qui: http://s1.e-monsite.com/2008/11/12/72889457gr-forma-di-cortesia-doc.doc (ringrazio l’autore senza conoscerlo -non vedo scritto nessun riferimento!- se avesse qualcosa contro la pubblicazione del link, faccia sapere). Sono elencati i punti da rispettare per usare il lei, nell’occasione abbiamo fatto un ripassino dei pronomi personali diretti e indiretti, nonché il congiuntivo (che serve per dare ordini e consigli con il lei).

Finita la parte più strettamente grammaticale, abbiamo usufruito di un’attività messa a disposizione dal College Sismondi, modificandola leggermente. Ho preso il testo tratto dall’Ultima Lacrima di Stefano Benni modificato dal Lei al tu e l’ho ritagliato in diverse sequenze (seguendo la suddivisione consigliata dal College). Ogni persona si è ritrovata con diversi fogliettini con frasi della storia di cui occorre ritrovare la forma originale con il Lei. Da notare che il cambiamento di registro comporta anche trasformare i nomi, introducendoli, ad esempio da « signor »/ »signora ».

Successivamente, per verificare la correttezza delle forme, abbiamo letto il fumetto realizzato da Simone Barretta che segue in modo piuttosto fedele il testo originale. Eccola: http://www.flashfumetto.it/gallerievirtuali/galleriavirtuale-1/galleria-20/ Ci siamo piuttosto divertiti, leggendo la storia!!

Chi non vorrebbe trovare un bancomat così…?

 

 

 

 

Naturalmente, ci ha permesso di vedere un bel po’ di lessico sui pagamenti, i soldi, i bancomat ecc

https://i2.wp.com/www.umbria24.it/notizie/wp-content/uploads/2011/01/Giotto-San-Francesco-predica-agli-uccelli.jpg

L’affresco di Giotto

…(abbiamo anche fatto una breve attività per mettere in correlazione delle immagini con delle parole che si trovano nel testo. Se volete le foto le potete trovare qui).

Lato cultura, ci siamo serviti del titolo del fumetto « Fratello Bancomat » per vedere i magnifici affreschi della Basilica di Assisi. Un piccolo accenno all’importanza nella letteratura italiana del cantico delle creature di S. Francesco.

Tombola!

En italien, « tombola » est avant tout un jeu typique de la période de Noël. Pendant les fêtes en famille, entre un repas et un autre, les italiens aiment tenter la fortuna (chance) avec un jeu qui ressemble beaucoup au loto français (mais attention aux faux amis, « lotto » est aussi un jeu très connu et rependu avec des numeri, mais on peut pas y jouer en famille).

« Fare tombola! » est donc une expression figurée qui indique la réussite, non pas à cause d’un dur travail, mais par chance. C’est un peu comme gagner au loto…

Du moment que pendant le dernier cours on a travaillé sur les chiffres, aujourd’hui en rentrant de vacance, on se lance dans un « tombolata », pour essayer de fixer et mémoriser facilement le chiffres.

Chaque un a une « cartella » et chaqu’un à son tour pioche une pate (si, si!) du sachet. Sur la pate (il s’agit d’une conchiglia), il y a un numéro. Il faudra le lire à haute voix, pendant que tout le monde le cherche sur la cartella…

Depuis 2001, en Italie on peut aussi jouer à la tombola « d’azzardo » (avec l’argent). Et à cause de la crise (d’aujourd’hui les chiffres du chomage -la disoccupazione- qui annoncent 40% des jeunes sans travail. Plus d’info sur un des quotidiani italiens), cette variante de la tombola qui s’appelle Bingo est de plus en plus rependue, avec la création de salles spécialisés. En parlant on peut utiliser l’expression « Bingo! » avec la même signification de « tombola », pour dire d’avoir réussi à trouver quelque chose.

Si vous voulez y jouer -rigorosamente in italiano!- voici un lien d’où télécharger (en italien scaricare) tout ce qu’il faut (in italiano: l’occorrente): http://www.letturegiovani.it/semprenatale/tombola.htm

En plus de la tombola, on va écouter un petit texte, qui nous parle d’un hotel. On va donc explorer les différents types de hotel en Italie, voir l’importance du secteur « turistico » sur l’économie national en relation aux richesses culturelles qu’on a pu déjà apprecier pendent les autre cours.

 

Ripasso « Di-a-da »

Abbiamo ripassato alcune preposizioni problematiche, soprattutto per chi parla francese…

Si tratta di DI che tanto quanto é piuttosto simile al francese (un buon link che ce ne spiega l’uso si trova qui), A (simile al francese, ma in italiano non indica la possessione -in questo caso si usa DI-, ne’ l’uso -per cui si usa DA) e soprattutto di DA, che in francese non esiste, quindi è un po’ più difficile da usare. Per i dettagli potete vedere l’interessante pagina internet oppure ricordarvi che DA si usa soprattutto nei seguenti casi:

Se vi ricordate i significati della particella DA,
sicuramente saprete rispondere alla domanda:
« Dov’é nato Leonardo DA Vinci? »

  • Per indicare una provenienza geografica: vengo da Torino;
  • Per una « provenienza » nel tempo, ovvero il francese « depuis« : studio italiano da molto tempo;
  • Per indicare « chez » : vado da mia nonna, vado dal dottore…ristorante « da Toni »;
  • Nelle frasi passive, chi compie l’azione (il francese « par« ) È un quadro fatto da Botticelli
  • Per indicare l’uso o il fine di qualcosa, soprattutto in nomi composti: occhiali da sole, spazzolino da denti, vestito da sera…

Per cercare di memorizzare quando usare una preposizione piuttosto che un’altra, ci siamo divertiti con il gioco del domino!

Anche in francese si conosce « l’effetto domino », ma qui le tessere del domino non cadono, ma si posano delicatamente sul tavolo.

Il gioco è stato preso dal testo « Ricette per parlare ».